Uno sguardo


Università e handicap

In questo periodo dell’anno, dopo che la fatica della maturità è stata superata, giunge il momento di scegliere come proseguire gli studi e per alcuni è meno facile scegliere.
Per molta gente, soprattutto per chi è meno attento agli aspetti più nascosti della società, la disabilità è considerata prettamente una condizione di limitazione generale delle capacità umane che rende le persone inferiori rispetto a chi si definisce “normale”. Nel passato non troppo remoto parecchi portatori di handicap restavano emarginati e nascosti negli istituti o nelle proprie case senza riuscire ad esprimere le proprie potenzialità, soprattutto perché le risorse disponibili in essi non venivano né coltivate nè considerate. La cultura della diversità era allora quasi inesistente, poiché l’handicappato era soltanto il più sfortunato, il meno capace e si pensava spesso che non valesse la pena inserirlo faticosamente nei settori comuni della società come l’istruzione o il lavoro. Oggi certamente la situazione sta mutando positivamente, ma restano ancora parecchie incomprensioni e per continuare a migliorare credo occorre spiegare, in particolare ai giovani, che essere diversamente abili significa sentirsi tali quando è la società ad importi degli ostacoli e non ti accetta come parte integrante, ma vuol dire anche possedere risorse e sensibilità idonee per rimuovere tali ostacoli: per fortuna questo qualche volta si può fare insieme a chi capisce questo e ti offre il suo aiuto.
Fra i consigli migliori che io abbia mai ricevuto c’è quello che mi diede un preside delle scuole superiori quando mi consigliò di continuare a studiare con ogni mezzo, poiché la cultura insieme all’intelligenza sarebbe stata la migliore arma contro il mio serio handicap. Aveva ragione e lo credo sempre di più perché in fondo con la mente puoi volare in alto, realizzare idee oltre che provare ad abbattere tante barriere, inoltre puoi davvero modificare la realtà se comprendi gli effetti degli eventi da considerare. Grazie ai miei piccolissimi studi ottengo infatti grandi soddisfazioni ed applicati poi alle tecnologie, come non a caso l’informatica, posso guadagnare quel poco di autonomia in più per sentirmi più sereno. Indubbiamente la fatica da superare è spesso grande, ma solo così posso pormi degli obiettivi da raggiungere, e francamente credo che cercare di capire cose interessanti sia il miglior modo di trascorrere il tempo. Spesso sento parlare di persone che hanno problemi di salute simili ai miei, ma che vivono le giornate privi di stimoli consolandosi magari con ciò che gli offre la TV o cose simili, restando così in balia della noia e dell’insoddisfazione, dando in questo modo ragione al pregiudizio di chi li sottovaluta e li compatisce soltanto. Non è questo secondo me il senso migliore della vita, ma è quello di cercare i propri limiti relativi a se stessi, toccandoli prima e poi se mai superandoli, ma soltanto ascoltando sempre ciò che noi desideriamo: questo è il sistema che ho sempre cercato di mantenere per poter lentamente avanzare nell’istruzione fino ad ora che tenacemente affronto l’università.
Dopo aver conseguito la maturità con parecchie fatiche, soprattutto per la scarsa assistenza fornita a chi necessariamente deve studiare a domicilio, credevo di doverne affrontare ancor di più per svolgere un corso di laurea, tuttavia dovetti fortunatamente ricredermi nel momento in cui giunsi all’indirizzo dell’ufficio handicap dell’Università degli Studi di Milano per avere informazioni.
Ricordo bene quel pomeriggio di sole in cui vidi con i miei genitori la bella sede della Statale, dove nell’ufficio trovai un cordialissimo dirigente che affiancato da un ottimo collaboratore mi consigliarono il dipartimento migliore e i riferimenti piu’ adatti per me che non avrei potuto frequentare. Subito capirono che occorreva personalizzare l’assistenza e che bisognava disporre di risorse che avrebbero ottenuto non facilmente, ma pochi mesi dopo mi diedero le prime lezioni in VHS e un pc notebook nuovo, così iniziai deciso questa esperienza tuttora in corso pur essendo un 33enne. Precisamente, e so che purtroppo non è così ovunque, alla Statale di Milano hanno creato uno staff dedicato agli studenti “diversabili” per offrire servizi di vario genere: accompagnamento in aula, tutoraggio, svolgimento pratiche, fornitura ausili, registrazioni lezioni ecc.. Nel mio caso è stato possibile organizzare il percorso di studio in modo da poter seguire a distanza tutti i corsi del Polo Tecnologico di Crema (dipartimento Università Statale di Milano) attraverso videoregistrazioni su supporto magnetico, mentre per le prove d’esame alcuni professori sono disposti a venire a casa con un livello di gentilezza è di disponibilità sempre crescente.
In generale credo che oggi l’offerta didattica è molto più ampia e grazie alle piattaforme multimediali collegate ad Internet, certamente è più facile per chiunque accedere agli studi universitari, abbattendo così gli ostacoli delle distanze geografiche, delle barriere architettoniche, dei tempi insopportabili ed è tutto semplice se c’è una buona organizzazione di supporto. Nelle situazioni come la mia, nella quale i disturbi motori sono rilevanti, le maggiori difficoltà sono date dall’impossibilità di frequentare i corsi nelle sedi universitarie, ma oltre a questo ci sono ostacoli da non sottovalutare, come ad esempio: il non poter sfogliare un libro di testo, il non poter scrivere appunti, non poter consultare le biblioteche, l’impossibilità di adoperare gli strumenti di laboratorio ecc.. Per cercare quindi di sopperire a queste mancanze fortunatamente si può ricorrere all’utilizzo di ausili tecnologici e primi fra tutti troviamo quelli informatici. Mediante un moderno pc, una connessione Internet veloce e dei software dedicati, è facile comporre tutti i tipi di documenti e ricercare qualsiasi informazione, tuttavia sovente è difficile per chi ha un handicap accedere facilmente a tali dispositivi, allora occorre reperire ausili speciali che raggiungono costi elevati e quasi sempre impossibili da sopportare per uno studente e chi lo assiste: ad esempio io dovrò presto dover utilizzare un sistema di puntamento oculare dal costo oltre 10.000 euro non facili da trovare.
Bisogna dunque considerare la necessità di poter disporre di risorse economiche stanziate dalle istituzioni pubbliche per le consulenze, le prove d’utilizzo e l’acquisto di tali strumenti tecnologicamente avanzati al fine di studiare più autonomamente, altrimenti si rischia di rinunciare ad approfondimenti importanti delle materie di studio e ciò renderebbe più pesante ogni corso. Ottenendo però anche tutto il necessario è molto importante, in particolare per chi resta a casa, avere a disposizione una o piu’ persone che aiutino a compiere piccole e importanti azioni: dall’inserimento di un CD-ROM nel drive, all’accensione di una periferica o semplicemente per posizionare un mouse e questo purtroppo è difficile averlo attraverso le università. Alla fine comunque è importante non arrendersi alle difficoltà che mai mancheranno, magari affidandosi a qualche esperto e chiedendo sempre aiuto senza timidezza, ma soprattutto occorre trovare un buon metodo di studio personale: così io ho raggiunto ottimi risultati con grandi soddisfazioni.
In sintesi potrei sostenere che lo studio, se davvero piace, può certamente essere un buon modo di migliorare se stessi pur insieme agli altri, confrontandosi con tutti quelli che comprendono quanto sia importante considerare una persona più per le doti dell’intelletto che di quelle fisiche, e questo senza dover essere per forza scienziati o secchioni, ma semplicemente mostrandosi normali. Occorre dunque, e in questo i media possono aiutare, porre sempre il problema dell’esclusione sociale alle istituzioni che spesso non conoscono gli aspetti nascosti di un mondo, quello dell’handicap, ricco di risorse inimmaginabili se solo lo si sapesse guardare non solo quando la cronaca presenta l’eutanasia. Anche se non sono certo di poter giungere un giorno alla tappa della laurea, sono sicuro già oggi che la lezione migliore e stata quella per cui ho capito che la fortuna piu’ grande è quella di svegliarsi ogni giorno e avere ancora la voglia di capire qualcosa in più per dare senso all’esistenza, ma la strada è ancora lunga e c’è tanto da capire.